Baja Bug – il deserto dietro casa 



Il look baja bug non e’ mai sbarcato in Europa con convinzione, anche se conta vere e proprie schiere di appassionati irriducibili, che per il suo look giocattolesco e per le sue stupefacenti qualita’ fuoristradistiche, non ne farebbero mai a meno.
Negli Stati Uniti, al contrario, il look baja e’ stato, dall’inizio degli anni settanta in avanti, un vero e proprio tormentone, che ha disseminato tutto il continente di maggiolini alleggeriti delle loro estremita’ anteriori e posteriori.

Un po’ di storia, innanzitutto: il fenomeno baja bug nacque sul finire degli anni sessanta come costola del movimento dune buggy. Rispetto alle pulci del deserto, il baja era un modo piu’ economico, sicuro e sfruttabile di intendere la Volkswagen come vettura da fuoristrada, esaltandone, rispetto alle pulci del deserto vere e proprie, maneggevolezza, motricita’ e robustezza in modo solo leggermente minore. migliorando gli angoli di attacco e di uscita mediante l’eliminazione intere parti di scocca, infatti, il Maggiolino fu in grado di esplorare lande desolate fino ad allora profanate solo da cavalli, muli e Jeep. I giovani californiani, in particolare, erano soliti organizzare lunghe gite avventurose nel deserto americano, ma anche e soprattutto in Terra messicana, nella penisola della Bassa California, detta per l’appunto baja in lingua locale. Queste gite, che avevano all’inizio uno spirito puramente esplorativo e goliardico, divennero ben presto sfida, e subito, nei bagagliai, i barbecue vennero sostituiti dai caschi. Dopo innumerevoli tentativi di battere il record (molti riusciti, molti naufragati) sul tratto da Tijuana a La Paz, l’iniziativa dei singoli divenne competizione ufficiale, contestualmente anche alla nascita della National Off road Racers Association (NORRA) ed alla madre di tutte le maratone desertiche americane: la MEXICAN 1000.Questa venne detta poi BAJA 1000, o, piu’ semplicemente per tutti “la baja”. Questa corsa incontro’ subito grande successo, divenendo la ultraclassica Mille Miglia del deserto che ancora oggi infiamma milioni di appassionati. Gli albori della Baja coincidono con l’apice del fenomeno dune buggy e la storia dell’uno e dell’altra si intrecciano per 40 anni. Non si puo’ parlare di Volkswagen offroad senza parlare di Baja, e viceversa. Le dune buggy in vetroresina, pero’, seppure esotiche nel look e molto pratiche sulle spiagge e sulle dune della costa, apparivano un po’ fragiline tra i terreni, a volte rocciosi, e comunque impegantivi del deserto messicano: l’utilizzo delle Volkswagen prese in questo modo due strade alternative: La prima fu quella delle dune buggy a telaio tubolare, la seconda, invece, fu quella dei baja bug, privi di aspirazione alla vittoria assoluta, ma piu’ economici da realizzare e sicuri da pilotare.
Entrambe le scelte sopravvivono ai nostri giorni ed il baja bug, che praticamente da sempre ha tre classi dedicate, (classe 5 unlimited, classe 5 /1600, classe11) e’ vivo e vegeto.
I baja bug hanno sempre ben figurato in questo tipo di competizione, dove ottengono a volte dei veri e propri exploit.
naturalmente, quella del baja bug e’ una moda che ha sconfinato anche nell’utilizzo stradale, vista la sua economicita’ ed il suo modo evidentemente eccentrico di presentarsi. Pure in ITALIA ci fu, da parte dell’Autozodiaco, arcinota produttrice bolognese di dune buggy, il tentativo di proporre un kit baja bug denominato “California”. Il suo successo pero’, non fu entusiasmante.



Autozodiaco California, il baja bug italiano per eccelenza. i suoi stampi furono ricavati molto probabilmente da quelli di un baja bug Meyers Manx



Un’epoca pionieristica: grandi esplorazioni, gomme agricole, pezzi improvvisati. il fascino di questa immagine ‘ incomparabile



La vecchia foto del baja bug di Gary Emory. Si dice che sia il capostipite della categoria. Sono bellissime le contaminazioni stilistiche di questa vettura, che vanno dall’hotrod, all’offroad, alla dune buggy, passando per la muscle car.



Scelta della vettura
Vale tutto, purche’ la base sia Maggiolino. Il Maggiolone e’ assolutamente “out” (sia esso a vetro piatto o bombato) . Le sue sospensioni anteriori non sono assolutamente adatte all’uso fuoristradistico, e la sua scocca e’ poco compatibile con i tagli e le proporzioni di un baja bug che si rispetti. Sebbene esistano in commercio alcuni kit con applicazione “superbeetle”, non considerateli nemmeno: sono un ripiego indegno e non rispecchiano per nulla la tradizione, specie se la vettura di base ha il parabrezza curvo. Scegliete una Volkswagen possibilmente danneggiata nelle parti da eliminare ( parafanghi, musetto, bavetta posteriore, cofani), magari coivolta in un tamponamento o corrosa in maniera importante. Il muso ed il retro vettura, infatti, magia delle magie, per una volta non saranno un vostro problema.
Potete anche mischiare pezzi di varie vetture, per esempio una scocca ed un telaio di annate differenti, per vostra occasione, capacita’, gusto.
Belli i baja con il lunotto ovale, ma fate si’ che tutta la scocca sia proveniente dalla stessa vettura, salverete in questo caso la bellezza del lunotto e delle griglie anziane, ma anche la linea del tetto, tanto gobba e retro’, come pure la fantastica forma del bassissimo ed anacronistico parabrezza. Se la vostra scelta e’ l’ovale, mantenetene anche tutto il cruscotto, con le sue caratteristiche (cassettino, posacenere, griglia centrale) bene in evidenza, e cercate di mantenere una coerenza con il resto della vettura. Evitate, per favore, il solito vecchio trucco di saldare ad un comune maggiolino messicano, la zona lunotto di un ovale demolito, o, peggio, il tristemente noto kit di vetroresina. chi volete fregare con questa bassezza degna del 1985?
Questioni di pregio a parte, comunque, forse la proporzione ideale del baja si ottiene con una vettura post 65, del tipo con le superfici vetrate ingrandite, che alleggeriscono la vista laterale nel suo rapporto pieno-vuoto. Togliendo al maggiolino il muso e la parte posteriore, si rischia infatti di evidenziare troppo la fiancata, con un risultato un po’ pesante. forse questa finezza pero’ puo’ risultare eccessiva e senza dubbio le realizzazioni su base ovale e lunotto rettangolare prima maniera, non sono affatto da scartare.
Ottime basi sono poi le versioni cabriolet, moooolto cool. Dai cabrio nascono dei baja favolosi, peccato che, nell’abbondanza di maggioloni, i maggiolini cabriolet siano rimasti una sparuta minoranza e sacrificarne uno parrebbe un sacrilegio.
Magari si potrebbe tentare l’avventura con una scocca talmente malconcia da essere quasi irrecuperabile. Poggiandola su un telaio sano, per un look e un utilizzo veramente racing non avremo bisogno che di un robusto ed intricato rollbar a gabbia per completare l’effetto scenico. anche la capote, il suo meccanismo, e gli assegni per il suo ripristino potranno essere dimenticati per sempre. Pioggia? no, grazie



il maggiolino a lunotto ovale e’ una pregiatissima base per il nostro scopo. Questo in foto ha degli irrinunciabili cerchi Jackman.

colore
Il baja bug e’ uno stile molto libero: se ne possono inventare di tutti i colori. Dopo questa freddura possiamo cominciare a snocciolare l’argomento.
Come dicono gli americani per presentare un vademecum: what’s hot and what not? Ovvero: cosa e’ fico e cosa un po’ meno? Fico sul baja bug e’ un colore pastello molto vivace. gettonatissimi negli anni settanta furono il giallo ocra ed il giallo arancio. bene anche i rossi, ma soprattutto i bianchi. Anche un baja bug nero e’ tradizionalissimo, specie se le cromature fanno temere l’avvento di uno stormo di gazze con effetti hitchcockiani.
Bene anche alcuni metallizzati, come il blu, il verde smeraldo, il rosso scuro.
Il marrone, pastello o metallizzato merita l’oscar, perche’ e’ trendy come il velluto per il gentiluomo di campagna e seventies come la musica di Quincy Jones. Male invece i grigi, specie quelli metallizzati.
Vi pare forse di esservi cimentati nella costruzione di una vettura da parcheggiare nell’autosilo del centro alle tre del pomeriggio?
Bene i metalflake, ma per carita’, accoppiateli ad una verniciatura interna completamente nera, o i riflessi delle pagliuzze potrebbero causare l’uscita di strada. Nero a go-go pure dentro ai cofani e sotto i parafanghi.
Da dimenticare, come al solito, tutte le vernici moderne, camaleontiche e cangianti, che potrebbero essere ideali per una Tigra emanante luce blu dal sottoscocca e dagli spruzzavetro…in un tripudio di bassi da gara hi-fi
Benvenute le striscie bicolore che seguono le forme della carrozzeria, il pinstriping ed il lettering. tutto a patto di non esagerare, tutto di gusto americano anni settanta. Bene anche gli scacchi, ma pochi e piccoli. vietato emulare gli apritivi nei locali di alluminio e plexiglas, con venti Mini BMW parcheggiate in doppia fila, tutte col tetto a scacchi 40×40, tutte uguali, paradossalmente tutte “personalizzate”. curioso l’utilizzo di questo aggettivo, vero?
Ricordatevi poi che nel look baja gli anni cinquanta non c’entrano niente .il baja non e’ una macchina da rock’n’roll, da ciuffi brillantinati e da cerchi rossi con fascia bianca. Meglio baffetti e basette, funky music e antenne con la bandierina.
In definitiva il miglior colore potrebbe essere il bianco (puro, non avorio), specie per le macchine molto corsaiole. Evitate infine i colori di serie, a meno che non vogliate fare la mossa da volponi di realizzare un Maggiolino scrupolosamente originale se non per cerchi, gomme e kit baja. lo stile non si vende al supermercato…ma se avete scelto l’ultima strada, non avete niente da imparare. Attenzione pero’, un adesivo che non sia quello del concessionario potrebbe essere in questo caso la vostra rovina.
Fuggite le aerografie e spargete la voce con gli amici: ormai sono rimaste solo sulle giostre, per fortuna.
Benvenuti gli adesivi sulle macchine poco stradali. i piu’ plausibili? STP, Champion, NGK, Pennzoil, AUTO HAUS, Simpson, K&N e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

carrozzeria
Per costruire un baja bug bisogna innazitutto procurarsi un kit baja in vetroresina. questa affermazione puo’ sembrare banale, ma l’impresa e’ tutt’altro che semplice.
badate innanzitutto alla scelta principale. Nella parte posteriore i kit sono piu’ o meno tutti uguali, la differenza sta davanti. i kit si dividono infatti essenzialmente in due grandi famiglie:
-bugeye, detto anche narrow eye
-wide eye.
Nel primo tipo i fanali sono incorporati nel musetto, mentre nel secondo, che ricorda il maggiolino originale, i fanali sono collocati come tradizione sui parafanghi. l’abitudine di inserire i fanali nel musetto e’ dovuta al peso dei fanali stessi, che tendeva a rovinare la vetroresina dei parafanghi a causa delle vibrazioni in fuoristrada. Il look bugeye e’ senza dubbio il piu’ personale, ed anche se bisogna farci l’occhio, e’ senza dubbio di bel disegno e buone proporzioni. il look wide eye, invece, e’ meno esotico, e rimane adatto a chi non sa rinunciare alla somiglianza con la canonica auto del popolo. Entrambi i kit lasciano scoperto il motore ed accorciano il muso per migliorare gli angoli di attacco e di uscita nel fuoristrada. Entrambi hanno pure i parafanghi molto ridotti per ospitare generose gomme da sabbia o da “tuttoterreno”.
Scegliete molto attentamente il kit. Verificatene lo spessore e la simmetria. Esigete di vedere una foto del kit montato, dove verificherete visivamente che la linea dei parafanghi segua piacevolmente quella delle ruote, e che tutti gli archi siano continui e armoniosi, senza “appuntimenti” lungo la circonferenza e tratti “raddrizzati”.
produrre un kit baja e’infatti un’attivita’ relativamente facile e molti sono gli scalzacani che vi si cimentano. Solo i vostri occhi potranno aiutarvi a smascherarli.
Eliminate la lamiera dove necessario, secondo le istruzioni ed il buon gusto. Buttate via le pedane e dimenticatevi della loro esistenza. Per il cofano anteriore usate dei bei ganci fermacofano: Ottimi sono quelli cromati delle Jeep cj e Wrangler, ma anche quelli in gomma tipo Abarth sono ultraclassici. Non depredate le fiat 500 disponibili…quei ganci di gomma secca e crepata potrebbero riservarvi adrenaliniche sorprese di cofani spalancati in autostrada…visto che quelli del baja bug sembrano fatti apposta per volare via con l’aria. Lasciate i profili in alluminio sulle fiancate se vi piacciono, soprattutto con i metallizzati, altrimenti eliminateli. La stessa considerazione vale per i profili sulle guarnizioni dei vetri. usate poi gli specchietti originali, che su questo look vanno benissimo. qualsiasi tipo di specchietto in plastica farebbe la stessa figura di una coppia di paraspruzzi a righe bianche e nere sulla Lotus John Player Special di Mario Andretti: meglio evitare.
Da evitare sono anche gli specchi a pallottola, troppo legati all’asfalto per essere a proprio agio. Evitate tassativamente griglie cromate, paraunghie, cigliette ed ogni altra cineseria cromata di scarso valore e di dubbio effetto. Evitate i portapacchi, a meno che siate in spedizione, e vi servano per benzina, ruote di scorta , articoli da campeggio. Ricordatevi di smontarli al rientro dalle ferie. usate gli specifici paraurti a gabbia che tutti i ricambisti propongono: sono quanto di piu’ classico, efficace, bello, si possa immaginare. se volete, potete anche costruirveli da soli, ma evitate l’effetto fioriera. Meglio che siano essenziali, senza riccioli in ferro battuto e improbili lamiere grigliate saldate tra i tubi, su cui il cattivo gusto ha storicamente ritagliato di tutto: donnine nude, nomi di fidanzate, marchi vw, scritta baja bug, effige di padre pio. Per favore: Gia’ sopportiamo a stento ed in silenzio le lamiere inox e fiorettate dei camionisti del sud ma non tirate troppo la corda.
No assoluto anche alle visiere parasole, ai paramoscerini da cofano e agli spoiler di qualsiasi tipo, che sono invece appannaggio dei camion dei giostrai (quasi sempre disemessi vent’anni prima dai sopracitati camionisti del sud).
Necessari, irrinunciabili e molto cool, sono i fari di profondita’ aggiuntivi, che vengono chiamati dai piu’ “fedinebbia” ma in realta’ servono per illuminare a giorno distanze impossibili, arrivando a coprire il doppio della gittata degli abbaglianti e piu’. Bene gli ultraclassici CIBIE’ Oscar, divini gli americani KC daylighter, montati su ammortizzatore in gomma e guarniti dalle piu’ belle copertine parasassi in vinile mai prodotte. nel classico tondo giallo , infatti, e’ disegnata una faccina sorridente dove gli occhi sono le lettere K e C ed il sorriso e’ composto dalla scritta “daylighter”. questi fanali sono un must per ogni fuoristradista americano, che teme l’avvento del buio perche’ sa di dover rimuovere quelle bellissime cuffiette. comperatene due o quattro. posizionateli accanto agli specchietti esterni oppure sul tetto, appena sopra il parabrezza. se avete scelto di montarne 4 comperate due copertine col sorriso e due con le lettere KC enormi. l’accoppiata e’ vincente.
Non aggiungete altro, il baja e’ un look da non sovraccaricare, perche’ squisitamente funzionale.
solo se avrete scelto di cimentarvi nella costruzione di una vettura da corsa in fuoristrada, eliminate completamente i vetri, guadagnerete in peso ed in sicurezza, risolvendo per sempre il problema della visibilita’ in relazione alla sporcizia. potete usare come i piloti americani, meta’ parabrezza davanti al guidatore, oppure una lama di plexiglas che funga da parte inferiore del parabrezza. il flusso di aria all’interno della vettura, infatti, evita il rientro della polvere dal lunotto assente, riduce la resistenza all’avanzamento, elimina le turbolenze d’aria nell’abitacolo ed infine permette di raffreddare i radiatori dell’olio posti vicino al lunotto, in posizione protetta perfino dai capottamenti.




Il tradizionalissimo kit “bugeye”, con i fari inseriti nel musetto



Il kit “”wide eye” e’ piu’ simile al Maggiolino di serie rispetto al “bug eye

cerchi e gomme
Fallire e’ una colpa particolarmente grave sul punto cruciale di tutti i look: le ruote.
Non bisogna sbagliare. Le proporzioni ideali di un baja bug si ottengono con molta differenza di dimensioni tra le gomme anteriori e quelle posteriori.
un po’ di riferimenti:
-la larghezza ideale del cerchio posteriore e’ 8 pollici
-quella del cerchio anteriore 4,5-5 pollici.
-entrambi gli assi dovranno avere ruote da 15 pollici di diametro.
– le gomme dovranno avere tassativamente la spalla alta e preferibilmente essere di tipo fuoristradistico, tendenzialmente anche per vetture utilizzate sull’asfalto.
Una sola alternativa alle gomme da fuoristrada e’ proponibile, ma molto, molto costosa. Nel caso si volesse realizzare un baja stradale, infatti, stupendo sarebbe risolvere ogni dubbio adottando delle gomme da monoposto d’epoca, tanto larghe da uscire smaccatamente dalla linea dei parafanghi. Ottime scelte sono le Goodyear Bluestreak e le sempreverdi Dunlop racing.
Parliamo poi di cerchi : su tutti i baja bug saranno ottimi gli iperclassici cerchi a stella larga 5 fori Jackman, che vengono prodotti ancora oggi dalla Custom Commercial Wheels in versione cromata o bianca.Vanno bene entrambe. E’ una questione di gusti. sempre questione di gusto e’ il montaggio della loro calottina centrale.
Una valida alternativa al cerchio Jackman, per rimanere nel campo dell’intoccabile, sono i cerchi Centerline. lasciate pero’ il modello lucidato a specchio agli amanti della dragstrip. Per voi il massimo e’ quello satinato. ovviamente con i bulloncini tra le due flange.
Ottimi, anche se fuori dai canoni, i soliti e sacri American Racing “torque thrust d”, da montare magari con gli adattatori alettati dell’epoca, un vero masterpiece.
Bene anche i cerchi di serie allargati, purche’ presentati senza la calotta ruota e verniciati o cromati in maniera impeccabile.
Vestite questa scelta di cerchi con pneumatici da fuoristrada: . a seconda delle esigenze, stradali o bellicose, optate per coperture piu’ o meno cattive. BF Goodrich e Goodyear ne hanno per tutti i gusti. Attingete anche alle varie gamme agricole se avete il fegato, c’e’ da sbizzarrirsi!!!! Ottimo l’accoppiamento di gomme da trattore anteriori (solo con scanalature longitudinali) e le ultraclassiche goodyear terratrac al posteriore. Una volta si faceva cosi’: per divertirsi andavano bene le gomme agricole, gli occhiali da mola, la giacca da pesca, un maggiolino recuperato e la collina dietro casa. oggi ci vuole il Pajero con l’overboost e tre meccanici al seguito. Io ho le mie idee su quale sia la scelta piu’ sensata. Voi?
Le gomme piu’ classiche per un baja bug sono le Western Auto “Sandblaster”. Ahime’, non sono piu’ in produzione. In compenso, pero’, la Mickey Thompson tire fabbrica le similissime Baja-pro e Mini-mag che perdono rispetto alle Sandblaster la magia delle scritte bianche e poco piu’. Comperatele subito. Si parte da li’.

Qualora dovesse presentarsi un problema di interferenza tra gomme e carrozzeria, potete giocare la carta gustosa e radicale del “lift kit” (letteralmente kit ascensore). Si tratta di uno zoccolo da interporre tra scocca e telaio, lungo il perimetro di quest’ultimo. Il risultato sara’ un innalzamento della scocca rispetto alle ruote ed al telaio e quindi la risoluzione di tutti i problemi di spazio. Esistono lift kit di varie altezze in commercio e possono soddisfare le esigenze piu’ impensabili.



Cerchi Centerline e pneumatici “Sandblaster” per questo favoloso e curatissimo baja cabriolet.



Pneumatici Mickey Thompson: praticamente una replica delle defunte ed epiche “Sandblaster”


didascalia:


Una foto molto “seventies”. Belle le gomme racing dell’epoca. Sono tuttora in vendita per le corse di monoposto di annata: un buono spunto per il look di un baja stradale.



Un pregiato maggiolino ovale sfoggia un particolare musetto “bugeye”, fatto per accettare fari pre 67. cerchi Centerline con pneumatici da fango

assetto e sospensioni
per un baja stradale, senza velleita’ sportive ed impiegato solo sullo sterrato leggero, qualsiasi Maggiolino di base andra’ bene: lasciate tutto originale. Limitatevi a sostituire magari gli ammortizzatori con degli altri nuovi e piu’ efficienti. Per un fuoristrada piu’ serio, invece, il telaio ideale di un baja bug ha l’avantreno king pin-link pin a perni fusi pre 65. Questi e’ molto piu’ robusto dei successivi con le testine sospensione, che in caso di rialzamento lavorano per giunta sempre ad un angolo limite . Sempre ideale e’ il gruppo cambio- sospensioni posteriori irs (independent rear suspensions) del Maggiolone, che supera il problema del camber positivo che sorge con le barre di torsione caricate per aumentare la luce a terra.
Questo telaio ideale non esiste. Come al solito il compromesso ideale e’ il latte di gallina. Bisogna inventare. che fare? Attenzione e prendere appunti:
il telaio fino ai modelli 1964 ha l’avantreno e la testa del telaio giusti, ma ha il retrotreno sbagliato, con le ruote che “spaperano” durante il molleggio. bisogna quindi saldare nella parte posteriore, il kit di modifica che consente di alloggiare il retrotreno del Maggiolone.
Esiste un’altro modello di Maggiolino piu’ moderno, che nasce con il retrotreno del maggiolone fin dalla nascita: si tratta dell’automatico. A questo tipo di telaio bisognerebbe montare la trasmissione manuale e una nuova testa del telaio, adatta ad acettare il robusto avantreno pre 65. Tutti i Maggiolini americani dopo il 1969 hanno lo stesso tipo di caratteristiche, con il retrotreno giusto, ma in europa sono piu’ rari della mosca bianca. Per chiarire ulteriormente le idee: la strada piu’ facile e’ quella di modificare il retrotreno di una vettura anziana che non l’avantreno di una recente, per giunta sempre appartenente a serie introvabili in Italia.
una volta creata l’accoppiata linkpin-irs e preparato il telaio ad accettare questi gruppi spaiati, e’ ora di preoccuparsi di un elemento importantissimo in un baja bug da fuoristrada: molle ed altezza da terra.
Non potendo contare su di una corsa lunga del molleggio, che sarebbe costosissima da realizzare per il largo impiego di materiali vari e bracci oscillanti speciali, bisogna accontentarsi di una corsa corta, tutt’al piu’ media. la prima cosa da fare e’ montare delle molle piu’ rigide, regolarmente in commercio negli States. Su di un baja bug serio usate sempre casco e paradenti…vi saranno entrambi utili sui salti maschi e sulle buche assassine. Tenete ben presente che rallentare per superare gli ostacoli e’ un lusso da trazione integrale. le due ruote motrici devono sfruttare lo slancio: o cosi’, o l’infamia, fermi con le ruote posteriori che pattinano nel fango o nella sabbia, oppure sospese per aria a cercare un “twist” non consono, frullando a vuoto e cercando di uccidere gli osservatori con i sassolini incastrati nel battistrada. Le sospensioni dovranno quindi essere in grado di sopportare tutte le botte ed i colpi che voi potrete infliggergli col vostro piedone da incoscienti. Una volta scelta la durezza delle molle in base alle vostre esigenze (sway-a-way produce per esempio un pacco di lamelle di torsione per avantreni di dimensioni maggiorate e coseguentemente di numero ridotto) dovrete lavorare sulle altezze. Piu’ aria darete tra telaio ed terreno, meno vi troverete a strisciare per terra nele condizioni piu’ difficili. Qual’e’ il limite? l’angolo di lavoro dei giunti omocinetici posteriori, di cui parleremo in seguito.
Per l’avantreno, una volta eliminato il fondocorsa tra i due bracci oscillanti, con le molle piu’ dure e i suddetti bracci liberi di ruotare verso il basso, la macchina si alzera’ da sola di circa 10 centimetri, che uniti a dei pneumatici a spalla alta da fuoristrada sono piu’ che sufficienti. Regolate i millerighe delle barre posteriori per ottenere un telaio parallelo alla strada.
le molle e gli ammortizzatori vanno sempre in coppia: se riforzate queste, dovete riforzare anche quelli, che non hanno altra funzione se non di frenarle nel brusco ritorno. I baja bug da deserto messicano hanno un numero esagerato di ammortizzatori: la quantita’ serve solo per dividere il lavoro e smaltire il calore.
Siamo sinceri ora: in italia non siamo a San Diego e non abbiamo il deserto, con le sue temperature dietro casa, e nemmeno tanto spazio da correre per ore surriscaldando gli steli. Inoltre: esistono in commercio ammortizzatori singoli sufficientemente frenanti da poter attutire il rientro dello shuttle ed il ritorno di qualsiasi molla… ci servono davvero dieci ammortizzatori ( generalmente due per ruota anteriore e tre per posteriore) per macchina? certo che ci servono! Il baja non si fa per saltare e basta……si fa per saltare sognando i Cactus ed i Coyote. Perche’ privarsi allora della solita americananta di grande effetto? allora avanti, dunque, con il portafoglio aperto, il sorriso sulle labbra…e dieci Bilstein gialli e neri sul rendiconto della mastercard da nascondere sempre di piu’ alla famiglia…alla quale la sabbia della Costa Smeralda interessa di piu’ di quella della Bassa California….




il tipico problema del camber positivo e’ messo bene in evidenza da questa foto.



curate bene l’assetto e le sospensioni del vostro baja per sognare numeri come questi, autografati dal grande Bruce Meyers, l’inventore del dune buggy nella sua forma definitiva.

trasmissione
La trasmissione e’ un punto cruciale per l’affidabilita’ e l’utilizzo di un baja bug. Anche nell’utilizzo stradale, infatti, i grandi pneumatici utilizzati al retrotreno allungheranno in ,maniera sensibile i rapporti. Lavorate sulgli ingranaggi della terza e della quarta marcia a seconda delle esigenze. Procuratevi dei rapporti piu’ corti e sostituiteli, vi ritroverete altrimenti con tre marce di cui l’ultima (la terza) sara’ troppo corta, e con una quarta che il motore, per quanto vigoroso, non riuscira’ a spingere.
Per l’utilizzo in fuoristrada, specie con motori piu’ performanti di quello di serie il problema sara’ duplice: la resistenza di giunti e semiassi, e l’angolo di lavoro dei giunti omocinetici stessi: infatti piu’ l’altezza da terra cresce, dopo aver lavorato sul settaggio delle molle, piu’ il semiasse lavora inclinato, stressando i giunti. Se la potenza a disposizione e’ generosa, questo problema e’ amplificato. La soluzione e’ semplicissima, ma molto costosa…meglio comunque comperare il meglio e piangere una volta sola. In commercio esistono dei kit composti da 4 giunti omocinetici praticamente blindati (vengono dalla scorbutica e muscolosa porsche 930, detta da tutti 911turbo, vi basta per fidarvi?) che lavorano ad angoli proibitivi e sono indistruttibili. Per adattarli alla vettura volkswagen, il kit comprende anche due semiassi da corsa, che reggono qualsiasi potenza senza rompersi.
per completare la vostra trasmissione da corsa non vi rimane che mettere in pratica tutta quella sequenza di irrobustimenti che si adotta su una Volkswagen performante di qualsiasi genere: superdifferenziale, ingranaggi saldati, coperchio differenziale rinforzato, forcella di azionamento in acciaio, forchetta del reggispinta rinforzata.
Anche nel caso di una vettura da fuoristrada puro dovrete lavorare sui rapporti del cambio.



motore
Per un utilizzo stradale qualsiasi motore va bene. Dettagliatelo e pulitelo alla perfezione: rimarra’ impietosamente in vista. Siate semplici, per favore. Non occorre esagerare: il baja bug e’ gia’ una macchina abbastanza evidente senza tamarrate aggiuntive. Lasciate quindi perdere le cromature made in Taiwan delle lamiere di raffreddamento del motore: sono penose nella realizzazione e di dubbio gusto.
Verniciate invece con cura le lamiere originali. se il risultato non e’ eccessivo usate pure il colore della carrozzeria, altrimenti un bel neutro tipo nero, grigio metallizzato, bianco. Evitate la plasticaccia colorata. Evitate le calotte dello spinterogeno trasparenti: fanno troppo effetto giocattolo cinese venduto al semaforo. Usate dei coperchi punterie originali ben verniciati oppure aftermarket di qualita’. Sbizzarritevi su internet nella ricerca: Dynosoar, Race Trim, Empi GT sono i piu’ ricercati.
Usate la puleggia di serie o comperatene una di qualita’ con i gradi.
Se volete realizzare un motore performante state alti con la cilindrata, oltre i due litri, perche’ le esigenze di durata, coppia ai bassi regimi e raffreddamento vi obbligherannoa produrre per questo tipo di automobile un motore “sgonfio”, con un rapporto cavalli/litro molto basso.
bene i motori a singola aspirazione, generosi “sotto”. Bene anche i carburatori centrali a doppio corpo, che con i loro collettori interminabili riempiono i regimi inferiori. Per la stessa ragione non esagerate con le dimensioni delle valvole e con la cattiveria degli alberi a cammes. Positivi anche i due classici caburatori doppio corpo Weber, uno per bancata, con i collettori piu’ lunghi possibile. Lavorate molto sui filtri dell’aria. se potete , e se non prevedete il montaggio dei vetri, costruite un airbox sopra ai carburatori che mediante un tubo flessibile in gomma arrivi ai filtri, posizionati dentro l’abitacolo.
Scegliete in base alle vostre esigenze filtri fuoristradistici a ciclone, a singolo elemento tipo k&n, a doppio stadio, a umido. Posizionate l’aspirazione dell’aria piu’ in alto possibile se volete divertirvi nel gusto fuoristradistico sommo: il guado.
Sempre per i guadi e per le pozzanghere, esistono delle cuffiette in lattice di gomma, su cui ogni battuta e’ troppo facile, da posizionare su spinterogeno e bobina. Sono disponibili anche dei cablaggi candele sigillati ermeticamente in corrispondenza delle pipette. Questi accorgimenti, che possono sembrare superflui, contribuiranno all’affidabilita’ del motore, che, non dimentichiamocelo, sul baja bug come sulle dune buggy non e’ coperto da nulla e conduce vita da homeless, temendo anche solo una semplice giornata di pioggia.
Tenete presente il problema guadi anche per le marmitte, per cui avete sostanzialmente tre scelte rispettabili, due piu’ alte, una un po’ meno:
-4 in 1 con flangia alta e terminale stinger a cono sopra la linea del lunotto
– sistema bobcat con uscita sempre sopra al lunotto
-doppie marmitte laterali una per bancata.
un sistema di scarico originale non e’ mai accettabile su di un baja bug, nemmeno se si tratta di un 1200 stradale.
Il mio cuore batte per lo stinger, che nell’uso stradale va silenziato con l’apposito inserto in vendita. Per il bobcat si puo’ invece usare il finisssimo silenziatore motociclistico “Supertrapp”. Le marmitte laterali vanno quasi bene gia’ cosi’.
In ogni caso,comunque, mantenere gli scambiatori di calore e l’impianto di riscaldamento sara’ una scelta deprecabile dal punto di vista di look e filosofia. Se avete freddo ai piedi e non possedete una giacca a vento anni settanta, comperate un riscaldatore a benzina Webasto da nascondere dentro al cofano anteriore. sono compattissimi e molto efficaci.
Per la lubrificazione considerate un circuito dell’olio full flow con un filtro adeguato. Aggiungete infine un radiatore dell’olio esterno che tenga basse le temperature a velocita’ ridotte ed in condizioni di stress.
Sotto la vettura posizionate una slitta paracoppa molto robusta: e’ un accessorio indispensabile per la vostra serenita’: ne esistono di gia’ pronte in piu’ o meno cinquemila varianti.



il motore piu’ logico per un baja: scarico Bobcat, filtro aria sportivo, look minimalista.



compressore volumetrico all’americana e marmitte doppie per questo Maggiolino molto anni settanta.

interni
Siate essenziali, esistono due strade:
-mantenere gli interni originali montando al massimo un volante grant, un contagiri e due sedili anatomici d’epoca con un rollbar antico solo posteriore.
-svuotare tutto e lasciare l’abitacolo nudo con i sedili anteriori (sempre a conchetta) ed il cruscotto per un uso corsaiolo. Usate pannelli porta in alluminio, come pure il cruscotto, sul quale installerete una batteria di strumenti vdo neri, economici, efficaci, ultracklassici. pedaliera e poggiapiedi da gara per pilota e passeggero. maniglie di appiglio.
Per il cruscotto usate pure gli strumenti vdo neri. sono economici, coerenti e facilissimi da reperire.
Il posto del sedile posteriore sara’ occupato dal serbatoio di sicurezza, dai radiatori dell’olio e dai filtri dell’aria. tutto l’ambiente sara’ poi graziosamente tormentato da un rollbar invasivo come un oleodotto nella stanza degli ospiti. la fama ha il suo prezzo, non credete?
In tutti i tipi di interno, se dovete sostituire i rivestimenti originali con degli altri inventati, usate fantasie anni settanta. Fiori, millerighe tipo ciniglia, scozzese tipo plaid. Usate tessuti lavabili e poco sporchevoli. considerate bene la praticissima similpelle, anche sulla totalita’ della selleria

Sempre in ogni caso, usate delle belle cinture simpson a bretella. Sceglietele nere, smagriscono e vanno su tutto. Se vi sentite di osare, ricordatevi infine che il ribaltamento non e’ un’ipotesi cosi’ remota nella guida in fuoristrada veloce. r
Ricordatevi di montare delle reticelle di sicurezza sui finestrini anteriori. queste impediscono la pericolosa fouriuscita degli arti superiori ed il loro raccapricciante schiacciamento durante il ruzzolone. Fatelo. la vostra calligrafia potrebbe ringraziarvi



il tipico sedile da baja bug con ossatura tubolare molto ben imbottita.



cruscotti classici da corsa. strumenti vdo e simili. Onnipresente volante Grant

hi-tech.
I baja bug, negli USA sono vetture estremamente attuali ed efficaci, sopratutto nel fuoristrada desertico, molto diffuso da quelle parti. Naturale e’ quindi che una certa evoluzione abbia accompagnato la categoria in 40 anni di storia, avventure, competizioni. I baja bug moderni sono nei casi piu’ estremi dei veri prototipi, accompagnati da un look e da materiali ultramoderni di gusto a mio avviso non sempre consono. Caratteristica dei baja moderni e’ un assetto generalmente esasperato oltre ogni limite. Le sospensioni a corsa lunga, unite alle molle elicoidali solidali allo stelo degli ammortizzatori ed a un telaio quasi tubolare, consentono di affrontare le asperita’ del terreno con spavalderia sconosciuta solo 20 anni fa. Una miriade di pezzi speciali fanno da contorno. materiali leggeri come l’ergal, il titanio, l’alluminio, fanno da contorno. Non di rado il motore utilizzato e’ il rispettabilissimo Subaru, a volte pompato fino a 4-500 cv. Munite di moderni contagiri autometer, alla raccorderia anodizzata e alle verniciature degne di una “tuning” queste automobili mi sembrano francamente un po’ esagerate, essendo per di piu’ sedute su carreggiate da autobus allargate per rendere le prestazioni ancora piu’ inverosimili. Meglio le vetture degli anni d’oro, dunque? Per conto mio assolutamente si: hanno un fascino senza rivali, seppur essendo piu’ lente delle contemporanee



un baja bug hi-tech in versione da asfalto

classe 11.
La grande famiglia dei baja bug comprende anche, un po’ troppo semplicisticamente, le vetture da corsa Classe 11. sostanzialmente le vetture di classe 11 dovrebbero essere dei Maggiolini molto poco modificati. Non e’ consentito dal regolamento delle classe 11 il taglio della carrozzeria , per esempio. Pure i cerchi devono rimanere originali. Evidente l’intento di creare una categoria competitiva a basso costo, esente dalle esasperazioni tecniche ed economiche che affliggono da anni la piu’ canonica Classe 5 ed alla Classe5 limitata a 1600cc, costosa quasi come quella illimitata. Le vetture di classe 11 sono ormai da anni un classico delle maratone desertiche e delle gare su terra negli stadi. Per la loro bagarre e simpatia infiammano il cuore degli appasionati, pur discostandosi poco dalle automobili stradali.



una vettura di classe 11 impegnata in un passaggio desertico

lo stile “militare”
Verniciati in color sabbia o in verde militare opaco, alcuni baja tendono da sempre ad avere un look puttosto militare, arrivando all’apice rappresentato dalla verniciatura mimetica policroma. Questo look e’ innegabilemnte piu’ adatto alle bellissime repliche o pseudo repliche delle austere Kommandeurwagen militari della Seconda Guerra Mondiale, quelle con il muso, il ****, ed i parafanghi. il baja bug non e’ molto adatto a queste “divise”: troppo esotico, grintoso e colorato. Preferisce i jeans, i bermuda a fiori o quelli da esploratore, le ciabatte da surfista e le scarpette da pilota.
variazioni sul tema.
Il look baja e’ stato sperimentato piu’ o meno su tutte le Volkswagen, creando dei custom a volte straordinari, sia stradali che da competizione. Pulmini e furgoni, Pick up, Karmann Ghia, Pescaccia e Tipo 3 sono tutte state colpite, chi piu’ chi meno, dalla febbre baja. Qualche sconsiderato, specie su di una meccanica hi-tech da corsa, ha persino provato delle scocche in vetroresina a forma di New Beetle. Inutile ogni commento. Le considerazioni meccaniche sono sempre le medesime, ma per le altre Volkswagen, parlando di carrozzeria, un vero e proprio kit non e’ in commercio: percio’ bisogna tagliare, saldare, inventare: i risultati sono a volte geniali, a volte mostruosi. Vedete voi. Essere eccentrici e’ permesso alle menti superiori, per gli altri ci sono le risate ed i fischi.


articolo pubblicato sul News di MKC numero 69 – 70